Aller au contenu

Comptes rendus

Afficher toutes les informations ⮟

  • ISBN: 978-2-406-07115-0
  • ISSN: 2556-756X
  • DOI: 10.15122/isbn.978-2-406-07116-7.p.0155
  • Éditeur: Classiques Garnier
  • Date de parution: 12/08/2017
  • Périodicité: Annuelle
  • Langue: Italien
Accès libre
Support: Numérique
155

Andrea Battistini, La retorica della salvezza. Studi danteschi, Il Mulino, Bologna, 2016, p. 326.

Italianista capace di muoversi con sicurezza su una pluralità di autori e di secoli, dal Medioevo al Novecento, esperto indagatore dei rapporti fra cultura letteraria e cultura scientifica negli snodi più significativi della tradizione italiana ed europea, studioso attrezzatissimo della retorica in tutti i suoi aspetti, tecnici, culturali, letterari, Andrea Battistini ha offerto nellarco degli ultimi tre decenni numerosi e significativi lavori danteschi che hanno profondamente influenzato gli studi. Tali saggi, profondamente rivisti e raccolti in un volume, si rivelano ora ancora più nitidamente di quanto si potesse intuire nel leggerli in riviste, volumi miscellanei, collezioni di lecturae Dantis, come i capitoli di un libro compatto e saldamente unitario.

Tutti i capitoli si dispongono infatti a offrire una serie di puntuali dimostrazioni, attraverso la viva analisi di alcuni singoli canti del poema scelti per il loro valore esemplare, della tesi principale. Anche per questo le letture analitiche dei singoli canti non restano isolate ma stabiliscono una fitta rete di contatti, relazioni e rimandi, sino a configurare un ricco e molteplice percorso di senso.

La tesi principale è quella che già il titolo del volume dichiara apertamente: tutta la complessa e ricchissima orchestrazione poetica e retorica della Commedia mira a promuovere la salvezza del suo lettore. Perciò lo studio del poema dantesco si concentra sui rapporti fra la poesia e la retorica, intesa nel senso nobile di arte della persuasione: una retorica, quella dantesca, in cui prevale la funzionalità conativa del movere rispetto a quella del docere. Come dichiara anche lEpistola a Cangrande, in un passo che Battistini cita in più occasioni, il fine dellopera è « removere viventes in hac vita de statu miserie et perducere ad statum felicitatis ». Si tratta quindi di uno scopo pratico e di un fine edificante. La « retorica della salvezza » che si viene così a delineare fa sì che il poema debba essere ascritto, sul piano dei generi retorici, al genere deliberativo, al quale gli altri due, quello giudiziario e quello epidittico, che pure sono 156ampiamente ripresi e fruiti, risultano in ultima analisi sempre subordinati. Lobiettivo del poema resta sempre quello di offrire un modello attivo di comportamento attraverso lesperienza del protagonista al fine di indurre il lettore a cambiare vita. In questa prospettiva assume un senso preciso laltra affermazione dellEpistola a Cangrande secondo cui il « genus philosophiae » a cui il poema appartiene non è la filosofia teoretica o speculativa, ma il « morale negotium sive ethica ». Perciò il poema assume il fine della « directio voluntatis » e la sua retorica si configura come una « rethorica utens, dotata di fortissima virtù esortativa e di continua forza incoativa » (p. 21).

Di qui anche lurgenza pedagogica del poema, la continua sollecitazione di un ruolo partecipe e attivo da parte del lettore, spinto sempre a comprendere e ad agire. Dante parla al lettore per coinvolgerlo direttamente, con lenergia e lautorevolezza con cui parla un profeta, ricorda Battistini, sviluppando le note osservazioni di Auerbach sugli appelli al lettore: per insegnare, ma soprattutto per esortare. E il pubblico dei lettori a cui il poeta si rivolge non è più selezionato e ristretto come quello a cui si rivolgevano le opere precedenti, la Vita nova e il Convivio, pur in base a criteri di selezione diversi tra loro: il pubblico è ora universale, il lettore è ora identificato con lumanità intera. Da questa universalità del pubblico deriva anche la poliglossia degli stili.

Queste considerazioni generali sono accennate nella Premessa al volume (p. 9-16) e poi distesamente esposte nel capitolo introduttivo (Dalla « parola ornata » alle « vere parole », p. 17-41). Qui ha spazio anche una linea di riflessioni che sarà ampiamente sviluppata nelle analisi offerte nei capitoli successivi, quella dello studio delle relazioni tra i testi e i modelli biblici da una parte e quelli classici dallaltra. Tra quelli biblici Battistini dà particolare rilievo a Mosè, sia per la sua umile riluttanza nellaccettare la missione affidatagli sia per la natura stessa di questa missione, quella di liberare il suo popolo dalla schiavitù e condurlo verso la salvezza: la stessa missione che Dante affida a se stesso nel poema sul piano morale e spirituale, quella di liberare lumanità dal peccato e guidarla verso la redenzione.

La cultura classica, daltra parte, è sempre esaltata nelle sue conquiste umane e civili, e soprattutto filosofiche e letterarie, ma sono sempre energicamente indicati anche i suoi limiti nella prospettiva della salvezza e delleterno. In questa ottica assumono particolare importanza 157gli incontri con Stazio in Purgatorio e con Rifeo in Paradiso, nel corso dei quali la riflessione torna sulla figura di Virgilio e sul suo destino di limbicolo. Del resto unaltra figura su cui il volume ritorna più volte è quella di Ulisse, modello negativo per il protagonista e per il poeta. Sul piano della retorica, che è quello che più preme indagare, il luogo cruciale del confronto è lappello ai lettori in apertura del secondo canto del Paradiso che si contrappone all« orazion picciola » delleroe greco ai suoi uomini. La retorica dantesca si fonda sulla prudenza, « mette in guardia dal pericolo che la potenza della parola trascini avventatamente oltre i limiti umani » (p. 30). La riattivazione della metafora della navigazione rende trasparente il rinvio a Ulisse, che invece « trascina i compagni in un viaggio spericolato, senza i mezzi necessari » (p. 30). Del resto allappello di Paradiso II occorre riconoscere un carattere antifrastico, in quanto alle allusioni ulissiache si sovrappongono profonde risonanze cristologiche, eucaristiche e liturgiche. Così tale appello sembra infine « indotto da una compassionevole sollecitudine verso tutti i seguaci » (p. 31).

Un altro tema che ha rilievo già nel capitolo iniziale e che sarà poi incessantemente svolto nei capitoli successivi è quello della grazia e del suo complesso intrecciarsi con il grande problema del libero arbitrio, che non viene mai escluso. La retorica, poi, risulta da una parte un limite legato al peccato e alla condizione terrena delluomo, dallaltra una sorta di risarcimento che nella condizione di caduta in cui lumanità si trova può aiutare a conseguire una maggiore efficacia della comunicazione per la salvezza.

Lenfasi sullio e la cura di Dante per lautorappresentazione sono doppiamente valorizzate sul piano della tecnica retorica. Sulla scorta ancora dellEpistola a Cangrande che nel discutere il modo in cui le terzine proemiali del Paradiso realizzano i tre officia proemiali, attentio, benivolentia e docilitas, per questultimo si enfatizza lefficacia della possibilitas: se il protagonista ha potuto compiere questa esperienza e conservarne qualcosa nella memoria, anche i lettori del poema potranno riuscirci. Del resto la grande attenzione dantesca per la rappresentazione dellio è ricondotta efficacemente allimportanza che la trattatistica retorica assegnava alla prova etica, accanto a quella argomentativa e a quella emotiva.

Anche la riflessione sulle relazioni fra cultura classica e cultura cristiana viene declinata più precisamente da Battistini sul piano della 158retorica, come rapporto fra eloquenza laica e civile ed eloquenza sacra. In tale quadro interpretativo risalta non solo lattenzione per la riscrittura cristianizzata dei miti ovidiani, ma soprattutto la figura di Virgilio, cui è attribuito il possesso magistrale della « parola ornata », in sé pienamente positiva, ma soltanto se rettamente subordinata alle « vere parole » di Beatrice (Inf. II, rispettivamente vv. 67 e 135). Su questo fondamento sono riletti alcuni momenti cruciali tra cui spicca la contrapposizione fra lapparire « fioco » di Virgilio sulla « piaggia diserta » e il grido di Dante personaggio che attiva il modello figurale sacro e profetico di Giovanni Battista e del suo gridare nel deserto, cui si aggiungono subito dopo quelli di David e di Paolo, tutti nel segno di una profonda umiltà. Altri momenti negativi, di riflessione sui limiti della retorica, sono individuati nella critica di certe vuote formule della retorica medievale attraverso il personaggio di Pier della Vigna, nellindicazione dei limiti anche della retorica civile di Brunetto Latini, nelle tragiche conseguenze della retorica spericolata di Ulisse in assenza della grazia.

I temi esposti nel capitolo iniziale trovano puntuali verifiche, sviluppi e approfondimenti nei capitoli successivi, strutturati come lecturae Dantis (e in molti casi già pubblicati, in una prima versione, in tali vesti). Così, il secondo capitolo (A faccia a faccia con la viltà e la lussuria, p. 43-57) rilegge i celebri episodi degli incontri di Dante personaggio con i pusillanimi e con i lussuriosi secondo la prospettiva retorico-didattica per cui gli incontri con i dannati inducono a riflettere e a trarre un insegnamento: questi episodi promuovono una trasformazione in Dante personaggio e attraverso tale modello il testo propone il cambiamento anche al lettore del poema. In particolare qui Battistini esamina lincontro con i pusillanimi come un superamento della paura e della viltà che il protagonista ha ripetutamente mostrato nei primi canti, mentre lincontro con Francesca e il superamento dello Stilnovo e dellamore carnale così rappresentato assumono un valore purificatorio e salvifico rispetto agli errori del passato.

La lectura del canto XVII (« Il ver cha faccia di menzogna », p. 59-87) dedica particolare spazio alla figura di Gerione e alle questioni metaletterarie che essa suscita, soprattutto alla riflessione su verità e menzogna nella poesia e sulla commedia come genere mescidato fondato sulla mescolanza degli stili. Lautenticità del messaggio cristiano veicolato dal poema viene così rivendicata, pur nascosta dietro una fabula.

159

Il discorso sul comico è sviluppato per altri aspetti nello studio dedicato al canto XXI dellInferno a allintera bolgia dei barattieri (Linabissamento nella « tenace pece », p. 89-114). Qui Battistini indaga la funzione retorica della tonalità comica, da intendersi nel senso medievale del termine, e del suo alternarsi con il tono epico assunto da certi interventi di Virgilio. Una sapiente analisi è riservata anche alle tecniche e alle funzioni della retorica fraudolenta di Malacoda, capace di ingannare Virgilio, il quale non si avvede del pericolo che essa costituisce.

Tragico e comico sono mescolati, o meglio, come osserva Battistini, attentamente collocati in sequenza diacronica, nel delicato passaggio di Inferno XXIX, fra il doloroso coinvolgimento autobiografico del protagonista nella bolgia dei seminatori di discordia, rappresentata attingendo al tono sublime e patetico, e il tono di farsa municipale (pur preceduto e accompagnato da insistiti prelievi di lessico petroso) per la rappresentazione degli alchimisti (Dal tragico al comico, p. 115-144).

I capitoli dedicati alla seconda cantica sono tre, ciascuno dedicato a un passaggio cruciale ed esemplare. Così, la lectura del fondamentale canto XII (p. 145-163) si concentra sullanalisi delle tecniche e delle funzioni della retorica dellexemplum qui magistralmente intrecciata allekphrasis sino a ottenere una « didattica iconica » che viene però piegata ai fini di una « persuasione patetica ». Inoltre colpisce, in queste pagine, lo studio della semiotica della verticalità funzionale alla rappresentazione dei superbi e alla riflessione sul loro vizio.

Nel saggio dedicato ai due canti di Stazio (Purgatorio XXI e XXII), opportunamente studiati insieme in quanto costituenti un dittico fortemente unitario (Lacqua della samaritana e il fuoco del poeta, p. 165-195), lo studioso mette in rilievo soprattutto la densa allusività biblica e lacuta riflessione sulla cultura classica, in particolare sul potere e sui limiti della poesia. Di particolare intensità ed efficacia risulta qui lo studio di alcuni nuclei metaforici attivi in questi canti, fra cui hanno uno spazio speciale le metafore dellacqua e del bere, quelle più latamente alimentari, quelle del fuoco e della luce. Naturalmente è questo uno dei luoghi in cui si approfondisce lo studio delle complesse relazioni fra cultura classica e cultura cristiana, attraverso lincontro-confronto fra Stazio e Virgilio e la meditazione sulla salvezza del primo e la dannazione nell« etterno essilio » del secondo, in compagnia di tutti gli altri grandi poeti dellantichità relegati nel Limbo e qui ricordati con un patetico intreccio di esaltazione e di tristezza.

160

Lalternanza di dolore e sdegno, di registro patetico e di invettiva è attentamente indagata nel cruciale passaggio dellultimo canto del Purgatorio, decisivo sia per la costruzione dellidentità profetica di Dante, sia per il perfezionamento che vi si compie della purificazione purgatoriale. Questultima fase è studiata con attenzione alla dimensione liturgica dei riti lustrali e sul simbolismo della renovatio e della rinascita, quasi a rispondere circolarmente alle sollecitazioni della celebre lectura del primo canto della cantica dovuta al maestro di Battistini, Ezio Raimondi, il dialogo con il quale innerva anche questi lavori dello studioso.

Venendo ai capitoli sul Paradiso, al compatto dittico dei canti del cielo di Giove e ai complessi temi della giustizia umana e divina lì trattati (Paradiso XX-XXI) Battistini dedica due capitoli riservando a ciascuno unanalisi dettagliata e approfondita. Nello studiare il canto XX sottolinea il ruolo delle sinestesie in cui si realizza retoricamente larmonia dei beati che formano laquila celeste. Ampio spazio è dato allo studio delle allusioni bibliche per la trattazione dei temi della giustizia e della salvezza, con particolare enfasi e impegno intorno alla questione della salvezza dei pagani virtuosi. Le allusioni bibliche si rivelano così funzionali proprio a sostituire definitivamente la prospettiva razionalistica della cultura classica e della filosofia con la prospettiva sacra della Bibbia, della rivelazione e della grazia. Se alla fine del canto XX la rassegna dei malvagi regnanti cristiani realizza energicamente la retorica del biasimo e dellinvettiva, il canto successivo, pur restando nellambito della retorica epidittica, sposta laccento sulla retorica della lode, con la rassegna dei sei beati più eccellenti fra i giusti. Grande rilievo, in accordo con lattenzione sempre riservata a questi temi, è dato opportunamente allepisodio della salvezza di Rifeo, letto in controluce ancora con quello dellesclusione di Virgilio. Il ruolo del battesimo e il mistero insondabile della grazia sono studiati nei loro riflessi intertestuali e retorici e nelle loro finalità persuasive.

Un nuovo approfondimento è riservato al canto XXIV del Paradiso, indagato per mostrare il modo in cui la strategia retorica già delineata risulti funzionale alla filosofia morale della Commedia e al suo fine edificante e salvifico. Con speciale attenzione sono qui studiate le catene delle metafore e il loro generarsi luna dallaltra in quella che Ezio Raimondi ha definito una continua « metamorfosi della metafora ». Sono così analizzate le metafore alimentari e quelle acquatiche, che si declinano 161ripetutamente in quella cruciale della pioggia; la metafora del fuoco e le metafore scientifiche e tecnologiche, quelle universitarie, e quelle legate ai più consueti campi semantici militare e vegetale. Giustamente Battistini osserva che da una prospettiva retorica l“esame” messo in scena in questi canti non è, come si potrebbe pensare, un episodio ascrivibile alla retorica di tipo giudiziario, ma invece a quella di tipo epidittico, in quanto funzionale alla lode e alla celebrazione della virtù esaminata. Ancora sul piano retorico è preziosa anche losservazione sulla presenza insistita dellanafora in questo canto e soprattutto nelle affermazioni del protagonista, con il fine di rafforzare il vigore assertivo della formulazione dottrinale dei dogmi.

Il volume si chiude circolarmente con un capitolo non dedicato alla lettura di un singolo episodio del poema, ma allesplorazione di un percorso tematico. Se il capitolo iniziale discuteva la tesi principale poi verificata nei capitoli successivi, quello conclusivo recupera una delle linee più insistentemente perseguite nel corso delle analisi dei canti, quella dellindagine dei nuclei metaforici, per concentrarsi su una singola metafora, quella del mondo come libro, indagata, sullo sfondo sempre attivo della cultura medievale, trasversalmente nelle sue molteplici occorrenze sino a quella vertiginosa dellultimo canto del poema, in cui limmagine delluniverso come volume ritorna, a preferenza di altre possibili alternative (il sole, la sfera, ledificio), proprio perché il libro presume « la presenza di un destinatario, indispensabile nel momento in cui si afferma che la forza coesiva del creato è lamore » (p. 312).

Come ho cercato di mostrare pur con questa rapida e cursoria presentazione, si tratta di un volume di eccezionale ricchezza e interesse. Le finissime analisi stilistiche, lacuta indagine sulle relazioni intertestuali e culturali, ma soprattutto lagguerritissimo studio tecnico delle strutture retoriche e delle loro funzioni consentono a Battistini di offrire, nel nome della « retorica della salvezza », uninterpretazione unitaria e fortemente persuasiva del « poema sacro ».

Giuseppe Ledda