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Glossario organologico

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  • ISBN: 978-2-8124-2847-0
  • ISSN: 2257-7440
  • DOI: 10.15122/isbn.978-2-8124-2849-4.p.0371
  • Éditeur: Classiques Garnier
  • Date de parution: 24/09/2014
  • Langue: Français
Accès libre
Support: Numérique
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Glossario organologico

Redigendo i lemmi di questo sintetico calepino, si è fatto soprattutto riferimento a: Sachs, Curt, Storia degli strumenti musicali, Milano, Mondadori, 1980; Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti. Il Lessico, a cura di Alberto Basso, Torino, Utet, 1983-1984, vol. I-IV; Bornstein, Andrea, Gli strumenti musicali del Rinascimento, Padova, Muzzio Editore, 1987; van der Meer, John Henry, Strumenti musicali europei del Museo Civico Medievale di Bologna, Bologna, Nuova Alfa, 1993 (con particolare riguardo per le pagine di presentazione delle singole famiglie strumentali); The New Grove Dictionary of Music and Musicians, London, Mcmillan, 2001-2002, vol. I-XXIX. Le voci in tondo esplicano quanto segnalato da asterisco nel corso della monografia; quelle in corsivo chiariscono rimandi tecnici interni al Glossario.

Aerofono. Strumento funzionante attraverso la vibrazione dellaria direttamente indotta da una sollecitazione esterna. Gli aerofoni si distinguono in due sottoclassi: quella degli aerofoni liberi, in cui la produzione del suono è legata alla messa in vibrazione primaria dellaria esterna; quella dei fiati, in cui laria vibrante è confinata entro lo strumento medesimo. Gli strumenti a fiato, a loro volta, possono essere flauti o strumenti ad ancia o corni e trombe.

Ancia. Linguetta elastica, di legno o metallo, applicata allimboccatura del tubo sonoro di alcuni aerofoni, detti “strumenti ad ancia”. Negli strumenti ad ancia doppia la colonna daria è messa in vibrazione, non da una, ma da due linguette elastiche.

Archetto o Arco. È unasticciola di legno che sottende un fascio di crini di cavallo, variabile per forma e dimensioni a seconda dello strumento a cui è destinato. Soltanto nel x secolo larco si diffonde in ambiti bizantini e islamici e, da lì, mette rapidamente piede anche in Europa. Nel corso del Rinascimento, la matassa dei crini era fissata ad incastro a entrambe le estremità della bacchetta, senza lausilio di alcun meccanismo di tiraggio. I crini erano lasciati piuttosto laschi e lesecutore – per ottenere gli effetti di vibrato, piano e forte desiderati dal suo strumento ad arco – ne controllava la tensione direttamente con le dita. I sistemi a cremagliera tuttora in uso furono introdotti in Francia nel xvii secolo soltanto.

Arpa. Cordofono a pizzico. Di antica origine orientale, fiorisce in Europa dal vi secolo in forma di telaio chiuso costituito da cassa, mensola superiore (modiglione) e colonna esterna; le corde sono messe in tensione tra le caviglie del modiglione e i bottoncini fermacorde della cassa. Nel Cinquecento agli strumenti diatonici si affiancano quelli cromatici con corde su tre file, quella centrale per le note naturali, le due laterali per quelle alterate. Di uso difficoltoso e di scarso successo, le arpe cromatiche sono poi state sostituite da quelle, tuttora impiegate, basate sul sistema di pedali introdotto da Sébastien Érard nel 1769 per innalzare o abbassare lintonazione di ciascuna corda di uno o due semitoni, alterando laccordatura fissa fondamentale dello strumento.

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Bocchino. Dispositivo di alcuni strumenti a fiato. Talvolta ha forma di bossolo per il supporto dellancia e viene imboccato dal suonatore; talaltra è un piccolo imbuto separabile (ma negli strumenti antichi poteva essere ricavato direttamente dallingresso): le labbra del suonatore poggiano su di esso e vibrano al passaggio dellaria, fungendo da ancia doppia.

Bombarda. Strumento ad ancia doppia fabbricato in legno e dotato di padiglione svasato (il nome italiano dello strumento è lo stesso di quello dellarma da fuoco di analoga forma). Ha sette fori digitali anteriori, di cui lultimo, ad eccezione che nella taglia più acuta, è munito di chiave protetta da fontanella (cf. voci « chiave » e « fontanella »). Tra ultimo foro digitale e campana si pongono alcuni fori di sfogo, senza i quali la bombarda non potrebbe suonare. Lancia è inserita nella pirouette, supporto di legno tornito a piccolo cilindro sul cui bordo poggiano le labbra dellesecutore. Di origine probabilmente europea, già in uso nel Duecento, sul finire del xvi secolo le bombarde costituiscono unautentica famiglia di sei strumenti di diverse misure. Quello di tessitura più acuta, detto “cialamello” (o ciaramella o cennamella), ha taglia inferiore agli altri membri della famiglia ed è privo di chiave in corrispondenza dellultimo foro digitale. Le bombarde sopravvivono almeno fino alla fine del Seicento, per circa mezzo secolo coesistendo con loboe, creato in Francia come evoluzione della bombarda di taglia soprano.

Bordone. È un dispositivo incorporato in alcuni strumenti per la produzione autonoma di una o più note fisse e continue. In un cordofono come il liuto, i bordoni sono le corde di accompagnamento che suonano a vuoto fuori dal manico. In un aerofono come la zampogna, invece, sono canne prive di fori che emettono una sola nota continua.

Cavigliere. È la parte terminale del manico dei cordofoni in cui sono infissi i piroli (o caviglie) per avvolgere le corde.

Cetera. Cordofono a pizzico. Molto diffuso in Europa tra Cinque e Settecento, lo strumento, impiegato soprattutto nella musica leggera e popolare, conobbe lapogeo come English guitar nellInghilterra della seconda metà del Settecento. Nella sua forma più antica, ha tastiera a gradini, due propaggini ai lati del manico e retrostante gancio uncinato. Nella sua forma perfettamente sviluppata, ha cassa piriforme a fondo piatto dotata di rosetta, tasti e corde di metallo (per lo più doppie e in numero variabile, pizzicate sia con le dita che col plettro), ponticello staccato dalla tavola armonica e attacco delle corde allestremità inferiore della cassa; il cavigliere ha generalmente forma a falcetto, con piroli infissi da lato o, più spesso, spartiti su tre file, di cui quelle oblique laterali simmetriche rispetto a quella centrale. Il nome dello strumento e lornamento che spesso compare ai lati del manico, quasi un avanzo atrofizzato delle braccia dellantica lira, hanno fatto spesso ipotizzare una derivazione dalla kithára. Nelle forme cinquecentesche più evolute (pregevole soprattutto la manifattura bresciana della famiglia Virchi), la cetera ha tallone sontuosamente decorato a grottesca, tastiera liscia scandita da tasti metallici e alucce sostituite da vistosi rigonfiamenti in corrispondenza delle spalle.

Chiave. Dispositivo meccanico in metallo, costituito da leva, molla e piattina con tampone, che negli strumenti a fiato serve a raggiungere i fori collocati in posizioni scomode per le dita.

Chitarra. Cordofono a pizzico dinvenzione rinascimentale. Tra Cinque e Settecento

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ha forma stretta e allungata, fondo bombato composto di doghe, fasce alte (cf. voce « fascia »), quattro o cinque cori doppi di seta o budello regolati da piroli di legno o avorio infissi sagittalmente nel cavigliere a paletta, foro armonico a rosa. Nel Seicento si sviluppa anche la variante della chitarra “battente”, da suonare con il plettro, contraddistinta da tavola armonica con piega nella parte bassa, rosetta a più strati, ponticello mobile, corde attaccate allestremità inferiore della cassa e fasce molto alte. Nella sua attuale forma “classica”, la chitarra ha ponticello con funzione di cordiera incollato alla tavola, fondo piatto, manico con tastatura metallica e paletta con chiavi a vite per sei corde da pizzicare con le dita.

Cordiera. Nei cordofoni è la striscia di legno fissata alla parte inferiore della cassa a cui viene annodato il capo delle corde.

Cordofono (ad arco o a pizzico). Si dice di uno strumento in cui il suono è prodotto dalla vibrazione di una o più corde tese tra punti fissi. La vibrazione viene indotta o pizzicando le corde, a mani nude o mediante plettro, oppure sfregandole con un archetto.

Cornetto. Aerofono, tra gli strumenti più importanti del Rinascimento fino alla fine del Cinquecento, quando si afferma il violino (cf. voce « viola da braccio »). Se ne distinguono due tipi. Il cornetto curvo è costruito scavando la cameratura in due blocchi di legno separati, poi fatti combaciare, incollati e sigillati con una guaina di pelle o di pergamena scura (per questo, i cornetti curvi venivano anche chiamati “negri”); ha sezione esterna ottagonale (casi di sezione circolare non sono però infrequenti) ed interna conica, sette o otto fori digitali, con chiave per il mignolo nelle taglie più grandi (cf. voce « chiave ») e curvatura a destra o a sinistra. Il cornetto curvo veniva posto a lato della bocca, dove il labbro è più sottile; prassi che probabilmente spiega la curvatura dello strumento, di cui esistono esemplari sia curvati verso destra che verso sinistra, a seconda delle esigenze del suonatore. Il cornetto diritto, da suonarsi frontalmente, è invece un tubo cilindrico ricavato da un pezzo di legno unico, con sei fori sul davanti e uno sul retro; è privo di rivestimento e, per questo, denominato anche cornetto “bianco”. Se il bocchino non è inserito e separabile, come nel cornetto curvo (dove, di norma, viene fabbricato in osso o avorio), ma è ricavato direttamente dallingresso si parla, più correttamente, di cornetto muto, in quanto strumento di sonorità molto contenuta.

Coro o Ordine. Nei cordofoni è la corda singola (canto o cantino) o il gruppo (generalmente una coppia) di corde parallele e contigue accordate allunisono o allottava, più raramente alla quarta e alla quinta.

Cromorno. Strumento ad ancia doppia a forma di manico dombrello, noto anche come “storta”. Fu in uso nei secoli xvi-xvii, in famiglie dal soprano al grande basso. Costruito in bosso o acero, veniva generalmente piegato a vapore già dopo essere stato forato. Lancia era chiusa in una capsula di legno, forata allapice da una fessura attraverso cui veniva immesso il fiato del suonatore. Il cromorno ha origine incerta, per quanto sia probabile la sua filiazione da uno strumento popolare composto di un tubo di legno unito ad un corno di bue. Di suono penetrante, ha conosciuto grande diffusione, sia nellambito sacro che in quello profano (limitatamente ai luoghi chiusi), per il periodo che va dal primo Cinquecento al primo quarto del Seicento; e questo nonostante lestensione limitata e la totale impossibilità di variazione del volume sonoro.

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Cymbalum. Idiofono di derivazione classica, ha forma di disco di bronzo, piatto o a coppa, che produce suono mediante percussione con elemento gemello (cf. voce « idiofono »).

Fascia. Ciascuna delle pareti laterali dei cordofoni con cassa in forma di scatola. Le fasce sono fabbricate in legno duro, generalmente lo stesso del fondo, piegato e sagomato a caldo. Collegano fondo e tavola armonica.

Flauto (Dolce e Traverso, Flautino). Il flauto è un aerofono in cui il flusso daria è diretto contro uno spigolo. Dei due tipi più impiegati in Occidente – del cui strumentario entra a far parte nellxi-xii secolo – il flauto dolce, prediletto dal Medioevo fino alla fine del Settecento, è un tubo diritto di legno, inizialmente costruito in un pezzo unico, diviso in due segmenti durante il Rinascimento e in tre in età barocca; ha foro posteriore per il pollice (detto anche “portavoce”) e, di norma, sette-otto fori anteriori per le altre dita (il foro per il mignolo del flauto rinascimentale era doppio per adattare lo strumento a unimpugnatura “diritta” o “mancina”); viene costruito in famiglie, le cui taglie grandi, munite di fontanella e chiavi (cf. voci « chiave » e « fontanella »), anziché la caratteristica imboccatura a becco, hanno un taglio trasversale piano coperto da una capsula troncoconica con cannelli ritorti per linsufflazione. Il flauto traverso, per quanto di origine antichissima e noto in Europa sin dal Medioevo, simpone invece soltanto dalla metà del Settecento. Fabbricato in uno o più pezzi di legno, durante il Rinascimento ha foro dimboccatura e sei fori digitali laterali. Tra Evo Medio e Rinascenza, soprattutto in occasione delle sagre danzanti, ha buona diffusione anche il flautino a tre fori, il cui melodiare è accompagnato dal flautista stesso – a cui basta la sola mano sinistra a reggere lo strumento e a chiuderne i fori – con la ritmica percussione di un piccolo tamburo.

Fontanella. È il manicotto che, in alcuni strumenti a fiato lunghi del Rinascimento, è posto a protezione della chiave. È generalmente fabbricata nello stesso legno del corpo dello strumento, perforata con fori a rosoncino, con ghiera di ottone alle due estremità.

Ghironda. Strumento a corde sfregate da una ruota azionata da una manovella. Le tre-sei corde sono in parte bordoni, in parte corde melodiche tastate da tangenti azionate dalla tastiera collocata sulla tavola armonica. Le origini della ghironda vanno cercate nel grande organistrum usato già nel x secolo per accompagnare il canto liturgico, di cui, forse nel Duecento, i menestrelli ridussero le dimensioni per farlo quindi uscire dalle chiese e diffonderlo in Europa come strumento popolare. Fatta eccezione per Sei e Settecento, quando fu prediletta dallaristocrazia infervorata dalla moda pastorale, la ghironda, infatti, è stata suonata soprattutto dai girovaghi mendicanti (in certe regioni dEuropa conosce tale impiego a tuttoggi), come documentano, con struggente lirismo, molti dipinti secenteschi di Georges de la Tour.

Idiofono. Si dice di strumento il cui materiale costitutivo, per solidità ed elasticità, produce il suono senza bisogno di corde o membrane tese. Può essere: ad aria, se viene messo in vibrazione soffiandovi sopra; a frizione, se viene fatto vibrare per sfregamento; a pizzico, se costituito da lamelle fissate ad unestremità, flesse e quindi lasciate tornare in posizione di riposo; battuto, se lo strumento viene fatto vibrare tramite percussione diretta o indiretta.

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Kithára. Cordofono le cui corde vengono pizzicate o con un plettro o dalle mani nude. È la forma più antica e complessa della lira greca, costituita da una cassa con due braccia collegate da un giogo a cui sono avvinte le corde; queste ultime furono dapprima quattro-cinque (viii secolo), in seguito sette (vii secolo), undici (v secolo) e infine quindici. Alla cassa scatolata di legno della più raffinata kithára, la più semplice e recente lyra sostituisce un risuonatore ricavato da un guscio di tartaruga o da una scodella ricoperta di pergamena.

Lira da braccio. Anche se molti autori di xv e inizi xvi secolo – soprattutto in considerazione dellarmatura canonica a sette corde, pari a quella della lira eptacorde, strumento per eccellenza della musica greca – ne attribuiscono linvenzione agli antichi, si tratta, in realtà, di uno dei più importanti strumenti ad arco di creazione e impiego rinascimentale. Questo nonostante il suo uso rimanesse limitato soprattutto allItalia dove, addirittura, sembra che la lira da braccio riuscisse a sopravvivere fin dopo il 1600 e, nei tipi più grandi, perfino oltre il 1700. Fu strumento dei solisti che improvvisavano accompagnamenti polifonici al loro canto e, per questo, particolarmente amato e considerato nobile dai contemporanei, cui piaceva pensare a questa pratica come ad una sorta di ripresa dellarte rapsodica degli antichi. Più raramente, la lira da braccio veniva utilizzata insieme ad altri strumenti, soprattutto nellaccompagnamento degli intermedi tipici dellepoca. Nella sua forma più tipica, lo strumento è contraddistinto da: cassa armonica piatta, larga tastiera, ponticello leggermente arrotondato, sette piroli congegnati nella parte frontale della testa (scatolata e dalla tipica foggia lanceolata o cordiforme), cinque corde melodiche correnti sulla tastiera, due bordoni correnti paralleli alle corde melodiche ma separati dalla tastiera, assenza di tasti. Si tratta di un importantissimo precedente del violino (cf. voce « viola da braccio »), con cui condivide laccordatura per quinte e la mancanza di tasti. Per la ricostruzione della forma, della modalità dimpiego e della storia dello strumento, data lesiguità delle sopravvivenze, rivestono grande importanza le fonti iconografiche, soprattutto i dipinti di scuola veneziana e le tarsie lignee. In particolare, per la sua presunta derivazione classica, fin dal Quattrocento, la lira da braccio è raffigurata, oltre che nelle allegorie delle arti liberali e nei concerti angelici, in mano ai grandi poeti e musici della mitologia classica o storia antica (Apollo, Orfeo e Omero) e dellAntico Testamento (re David).

Liuto. Cordofono. Sviluppo dello ud passato dal Nordafrica allEuropa attraverso la Spagna islamizzata verso la fine del Duecento, il liuto rinascimentale è costituito da guscio ligneo articolato in doghe, tavola armonica con una o più rosette e manico con tastiera scandita da legacci di minugia. Reca inoltre un ponticello con funzione di cordiera e un cavigliere a paletta retroflesso con piroli infissi da lato. Dotato in origine di quattro-cinque cori di budello da suonare con un plettro, sul finire del Quattrocento ne presenta generalmente sei da pizzicare con le sole dita. Dal 1580 circa, i cori, divenuti sette-otto, aumentano fino a un massimo di tredici e il manico tende ad allungarsi e a montare due caviglieri. Dopo lepoca aurea di Cinque-Seicento, luso del liuto è decaduto quasi in tutta Europa.

Membranofono. Strumento in cui il suono viene prodotto per mezzo della messa in vibrazione di una membrana in tensione.

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Organo (Portativo, positivo e monumentale). Aerofono di antichissima origine: si ha notizia di un organo greco, alimentato da aria compressa attraverso un sistema idraulico, già per il iii secolo a.C.. A partire dal Medioevo, luso dello strumento è stato eminentemente liturgico, sia nella versione monumentale che nelle forme, più contenute, di organo positivo e organo portativo. Ne sono parti costitutive essenziali: somiere (cf. ad vocem) e mantice (possono essere entrambi più duno), rispettivamente “polmone” e strumento dalimentazione (anticamente manuale, oggi elettrica); le canne, corpi sonori metallici (più raramente in legno), molto variabili per lunghezza, larghezza e forma; e la consolle, sede di tutti i comandi attivabili dallorganista (da una a cinque tastiere, dette “manuali”, una pedaliera da azionare coi piedi e i comandi dei vari gruppi di canne, detti “registri”). Rispetto allorgano monumentale, il positivo ha le dimensioni di un piccolo mobile, per cui viene suonato da uno strumentista seduto e alimentato da un mantice azionato da altra persona; il portativo è invece tanto piccolo che, come dice il suo nome, può essere portato – appeso alle spalle, con la tastiera normale al corpo – dal suonatore stesso che, con la mano sinistra, aziona il mantice triangolare e, con la destra, schiaccia i tasti. Nel portativo, il numero dei tasti è uguale a quello delle canne, dato che ogni tasto dà voce ad una canna soltanto.

Pirolo o Caviglia. Detto anche “bischero”, è unasticciola di legno o metallo infissa nel corpo dei cordofoni per regolare, attraverso rotazione, la tensione delle corde.

Pistone. Detto anche valvola, è un piccolo cilindro che, introdotto in corni e trombe nel corso del xix secolo, una volta abbassato perpendicolarmente allinterno del tubo, convoglia la colonna daria in un percorso più lungo di quello a pistone alzato, in modo da modificare lintonazione. Tale introduzione consentì di articolare tutta la scala cromatica, le cui note erano in precedenza producibili soltanto mediante ritorte (tubi di ricambio, attorti su se stessi e di lunghezza variabile, che, inseriti tra bocchino e ingresso, modificando la lunghezza della colonna daria vibrante, consentivano a corni e trombe larticolazione di tutta la scala cromatica).

Plettro. Piccola lamina di varia sostanza, forma e misura, che serve a pizzicare le corde di alcuni strumenti. Può essere stretto tra le dita o nel pugno, oppure infilato, a mo di ditale, su un dito. Il plettro duro di tartaruga, in uso ancora oggi, è stato introdotto nellOttocento soltanto; sino a questepoca, era di materiale più morbido: penna duccello (corvo, struzzo) o corteccia di ciliegio.

Ponticello. È un pezzetto di legno, variamente sagomato, incollato oppure lasciato mobile sulla tavola armonica dei cordofoni. Ha funzione di tenere sollevate le corde e di trasmetterne le vibrazioni alla cassa.

Ribeca. Strumento ad arco medievale, probabile sviluppo del rabab, introdotto in Europa nel vii secolo dagli arabi, attraverso la Spagna. Il tipo più praticato ha cassa piriforme, manico corto e cavigliere a falcetto con piroli infissi da lato. Molto spesso la tastiera non è sullo stesso piano della tavola armonica ma sollevata per mezzo di un gradino. Le corde sono generalmente tre o quattro e il foro armonico, in forma di rosetta traforata, è posto sulla tavola. La ribeca più antica finora rintracciata, la « violeta » di Santa Caterina de Vigri (xv secolo), si conserva a Bologna nella chiesa del Corpus Domini.

Rosetta. Detta anche “rosa armonica”, è il caratteristico foro di risonanza in legno,

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pergamena o cartone, lavorato a traforo generalmente su base geometrica, che si apre nella tavola armonica di alcuni antichi strumenti a corde pizzicate (il liuto, ad esempio).

Salterio. Cordofono di antica origine orientale introdotto in Europa dopo il Mille. Ha cassa variamente sagomata e monta da dieci a ventiquattro ordini (ma anche oltre) di due-sette corde ciascuno. Le corde, di budello o metallo, sono messe in tensione tra le caviglie infisse nel somiere di destra e le punte dattacco della tavola di sinistra (blocco dattacco); numero e disposizione dei ponticelli variano a seconda dellaccordatura. È fabbricato in legno duro, fatta eccezione per la tavola armonica di conifera con due o quattro rosette. Si suona appoggiato ad un piano e pizzicando le corde con le dita nude o con lausilio di plettri, oppure percuotendole con martelletti. Di uso eminentemente popolare, fatta eccezione per il Sei e Settecento, quando è stato soprattutto impiegato dallaristocrazia come strumento da salotto.

Somiere. In strumenti come salterio e clavicembalo, è la tavola di legno in cui sono infisse le caviglie per mettere in tensione le corde. Nellorgano, è la cassa (o linsieme delle casse) da cui laria insufflata dai mantici viene fatta confluire nelle canne.

Spinetta (e spinettino). Strumento a corde pizzicate e a tastiera, affine al clavicembalo in quanto a sistema di produzione del suono – con corde pizzicate da salterelli anziché percosse da martelletti, come invece nel pianoforte – ma molto più piccolo. Spinetta di piccola taglia, lo spinettino ha varie forme: triangolare, pentagonale, rettangolare; generalmente non ha gambe e viene quindi suonato appoggiato ad un mobile. Molto in uso durante Sei e Settecento, ma già presente nel xvi secolo quando, a giudicare dalle rimanenze, il modello più diffuso aveva cassa esagonale o pentagonale. Le versioni più piccole, di poca sonorità, sono spesso denominate “sorde”. Gli spinettini erano sovente dotati di custodia in legno, per lo più decorata.

Tamburo. Membranofono (cf. ad vocem). Ne esistono di molti tipi, assai diversificati per origine, forma e funzione. Il più importante è il timpano, in quanto unico, tra i tamburi, a produrre note intonate e capace pertanto di svolgere, oltre alla normale funzione ritmica, una funzione armonica. Introdotti in Europa nel xiii secolo dagli arabi e tuttora in uso, i timpani, generalmente usati in coppia, hanno tipica cassa semisferica su cui è tesa una pelle animale che viene percossa con mazzuoli di legno. Di introduzione rinascimentale e di perdurante successo nella cultura occidentale è, poi, il tamburo militare, detto anche “a bandoliera” o “a cordiera”: ha tipica forma cilindrica e grandezza variabile, con corde di budello tese sulla membrana inferiore che vibrano ai colpi delle bacchette sulla membrana superiore. Ancora di origine rinascimentale e tuttora esistente, infine, è il tamburo a cornice, costituito da un cerchio di legno (la cornice), su cui è tesa una pelle animale (esiste anche nella variante a due pelli messe in tensione su un telaio unico); è talvolta munito di manico o maniglia ed esiste in diverse taglie. Quando nella cornice vengono inseriti dei piccoli sonagli metallici, il tamburo a cornice assume le fattezze della sua variante, popolarissima, nota come “tamburello a sonagli” oppure – a probabile indicazione della località in cui fu primariamente utilizzato – “tamburo basco” o, più semplicemente, “tamburello”. Lorigine dei tamburi a cornice è antichissima: in Grecia, in uso

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nei cortei dionisiaci, erano simbolo di lascivia e vizio. Mediante santAgostino, però, i cristiani risemantizzarono il simbolo facendo della pelle tesa sul telaio una metafora di Cristo sulla croce.

Tavola armonica. Detta anche “piano armonico” o “tavola di risonanza”, è la parte superiore della cassa di molti cordofoni. Si tratta della superficie piana o leggermente arcuata a cui le corde trasmettono le loro vibrazioni con la funzione di accrescere la sonorità. È di norma in legno di conifera, dato che la regolare propagazione delle onde sonore non viene ostacolata dalle fibre longitudinali di questo tipo di essenza lignea. Reca spesso fori di risonanza di varia forma, come rosette e tagli ad effe.

Triangolo. Idiofono antichissimo e ancora in uso, la cui storia non è tuttavia completamente chiara, né nelle origini né negli sviluppi (cf. voce « idiofono »). In Europa, liconografia comincia a popolarsi di triangoli dalla fine del xiv o, al più tardi, dagli inizi del xv secolo. Si tratta di unasta metallica piegata in due punti e disegnante un triangolo equilatero, retta da una mano tramite cordicella o anello di sospensione mentre laltra, mediante unasticella dacero, colpisce, dallinterno, uno dei segmenti laterali. Sino a fine Sette o inizi Ottocento, lo strumento è munito di tre-sei anelli metallici infilati sul segmento inferiore. A partire dagli inizi dellOttocento, spariscono gli anelli e, in un secondo momento, il lato inferiore del triangolo, fino a quel momento formante una linea unitaria con gli altri due, viene aperto alla base. Inizialmente relegato nella cosiddetta musica “irregolare”, nel Settecento ottiene un posto in orchestra, di cui diviene membro permanente agli inizi dellOttocento.

Tromba. Aerofono in metallo, in cui il flusso dellaria passa attraverso le labbra vibranti dellesecutore, appoggiate ad un bocchino, ed entra quindi in contatto intermittente con la colonna daria che deve porre in vibrazione. La tromba naturale, la cui tecnica si basa sul semplice sfruttamento degli armonici naturali propri dei tubi sonori, diventa cromatica intorno al 1820, munendosi, progressivamente, di tre-cinque pistoni (cf. voce « pistone »). Si tratta di strumento di origine difficilmente precisabile e di storia secolare, che il Medioevo occidentale eredita dallantichità greco-romana. Le trombe antiche erano strumenti eminentemente militari, impiegati per dare segnali allesercito. Oltre alla tromba diritta, detta più correttamente “buccina”, lesercito romano faceva uso anche di un lungo e sottile tubo di bronzo con padiglione rivolto verso lalto, detto lituus, e del cornu latino, tubo ripiegato a gi con piccolo padiglione terminale, impiegato dalle bande di fanteria, durante i funerali e in occasione di cerimonie solenni, baccanali e spettacoli circensi. Nel xiv secolo, comunque, si utilizzò la sola buccina, detta buisine alla francese o busine alla tedesca e lunga 150 cm circa, affiancata alle bombarde nellaccompagnamento delle danze nelle corti e, allaria aperta, nelle bande di fiati militari e civiche. Nel xv secolo si hanno le prime testimonianze di tromba ripiegata, dinalterate caratteristiche sonore, ma meno voluminosa e, quindi, più pratica e maneggevole. Al primo modello, in forma di esse molto schiacciata, vengono però subito affiancati quelli, rapidamente prevalenti, in cui le curve vengono sovrapposte, consentendo al tubo un giro completo.

Viola da braccio. Le viole da braccio costituiscono una famiglia di strumenti – differenti per

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dimensioni, timbro ed estensione – formatasi probabilmente in Italia nord-occidentale verso il 1530 e mantenutasi quasi identica sino ad oggi. La famiglia comprende tre strumenti ad arco: violino, viola e violoncello. Le viole da braccio si distinguono dalle viole da gamba per laccordatura per quinte perfette, lassenza di legacci sul manico, limpugnatura in orizzontale (sono sempre suonate, cioè, appoggiate contro la spalla o il petto, ad eccezione del basso della famiglia, il violoncello, che viene generalmente tenuto tra le gambe), le fasce basse (tranne quelle del violoncello) e larchetto tenuto con dorso della mano in avanti (le viole da gamba hanno invece accordatura per quarte perfette, collocazione tra o sulle gambe dellesecutore, altezza considerevole delle fasce, legacci di minugia attorno al manico e archetto impugnato di norma con il palmo della mano in avanti).

Zampogna. Strumento ad ancia incapsulata, costituito da un sacco di cuoio a tenuta ermetica gonfiato dal suonatore attraverso una canna di legno munita di una valvola di non ritorno; questultima fa sì che il braccio dellesecutore che comprime il sacco convogli laria nelle canne dello strumento senza che questa ritorni nella bocca del suonatore. Le canne, munite internamente di ancia semplice o doppia, si chiamano “canti” se sono fornite di fori per le dita, “bordoni” altrimenti; consentono allo strumento la contemporanea esecuzione di melodia e accompagnamento. Notizie di strumenti ad ancia dotati di sacco sono rintracciabili già nellantica Grecia e nel Medioevo, almeno a partire dal ix secolo. Di uso a tuttoggi eminentemente popolare, nella musica colta occidentale, il loro impiego è sempre stato molto marginale. Principali elementi di distinzione dei molti tipi di zampogna tuttora esistenti sono foggia dei canti, tipo dancia e numero dei bordoni. Le moderne zampogne dellEuropa occidentale hanno generalmente canne del canto con cameratura conica e ancia doppia, mentre in Europa orientale i canti hanno spesso cameratura cilindrica e ancia semplice.